Sertura comunica attraverso la lingua della sua terra, l’Irpinia.

Rappresenta il connubio, la sintesi, ma anche il tramite, il veicolo per continuare a parlare locale in un mondo sempre più globale.

Perché Sertura? Cosa vuol dire “sertura”?

Questa parola dal suono marcato ed energico, non riconducibile a nulla di particolare, tantomeno all’universo agricolo, deriva dalla tradizione dialettale tipicamente irpina e sta a indicare tutto ciò che fa parte del sottobosco: la selva, la macchia, ciò che nasce in maniera spontanea.

Una forma linguistica per evocare, attingendo dal colorato e sorprendente vocabolario della tradizione, il concetto per cui i frutti della terra nascono e crescono in modo del tutto naturale. E come tali vanno rispettati e semplicemente valorizzati dalla mano umana.

La natura fa il suo corso, stagione dopo stagione, nel suo infinito rigenerarsi. L’uomo la segue, la cura, attende i suoi tempi per trasformarne i frutti in prodotti che ne declamino tutto il valore e la straordinarietà. Ecco Sertura.

Come il suo nome, anche il logo rappresenta un sentito omaggio alla provincia avellinese, fortemente voluto per rafforzare il legame dell’azienda con il suo territorio di appartenenza.

L’etichetta dei vini Sertura ritrae infatti la Torre dell’Orologio, il simbolo per eccellenza della città di Avellino.

Un’immagine stilizzata, delle linee semplici, che con eleganza e rispetto ritorna alle origini per proiettarsi nel futuro.

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